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COPERTINE
a cura di Neria De Giovanni
Padre Ferdinando Castelli, redattore letterario di "La Civiltà Cattolica", autore tra l'altro di una fondamentale e fortunata trilogia sui "Volti di Gesù nella letteratura moderna" (1995), ha recentemente dato alle stampe il primo volume di un altro importante itinerario tra letteratura e fede: Nel grembo dell'ignoto è il titolo del volume tratto da una suggestiva immagine di una poesia di Charles Baudelaire. Gli scrittori otto-novecenteschi che Castelli prende in esame sono caratterizzati tutti da una forte ricerca dell'Assoluto, tensione spirituale che conferisce all'esistenza umana unicità esistenziale. Gli scrittori presi in esame sono tratti dalle letterature di diversi Paesi, proseguendo nel lavoro comparatistico e universale in cui Padre Castelli è maestro. Paul Verlaine, Joris-Karl Huysmans, Juan De La Cruz, Ernest Hemingway, Edoardo De Filippo, Antoine De Saint-Exupery, Vasilij Semenovic Grossman, Eugene Ionesco, Friedrich Durrenmatt, Stefano Jacomuzzi, Flannery O' Connor sono gli autori all'interno della cui opera Castelli indaga per indicare al lettore quale sia il fine più recondito e misterioso dei loro scritti. Filo conduttore è la ricerca, a volte anche inconsapevole da parte degli stessi scrittori. Ricerca di Dio, ricerca d'amore, ricerca della commedia della vita, ricerca della cittadella dello spirito, della libertà, della luce certa. Due autori sono accostati nel medesimo capitolo, personalità antitetiche la cui comparazione incuriosisce e convince: il niente di Juan De La Cruz conduce al tutto che il poeta spagnolo riconobbe in Dio ma che per lo scrittore Ernest Hemingway fu espressione del senso della morte che lasciava comunque intravedere "un orizzonte pieno di Dio".
Ogni capitolo monografico è insieme percorso critico e itinerario antologico attraverso cui Padre Castelli dimostra come non pochi altri critici di scrivere con perfetta conoscenza dei testi recensiti. Nel grembo dell'ignoto guida i lettori in una incursione nelle domande esistenziali di base che grandi scrittori hanno affrontato. Il Novecento non è dunque come qualcuno sostiene un secolo ateo, senza Dio, ma la ricerca di Lui si manifesta proprio attraverso la grandezza dei pensatori, poeti e narratori laici che nella ricerca dell'Assoluto vivono la propria dimensione più vera.
Padre Ferdinando Castelli, Nel grembo dell'ignoto, la letteratura moderna come ricerca dell'Assoluto - vol. 1, San Paolo Editore, Cinisello Balsamo, 2001, pagg. 585, euro 30,99.
Docente di giornalismo all'Università pontificia salesiana di Roma, siciliano di Gela, giornalista dal 1980, ha diretto il Bollettino salesiano, collaborato con "Avvenire", "Il Popolo" e "L'Osservatore Romano". Master in giornalismo negli Stati Uniti, è stato direttore editoriale della SEI di Torino. Ha pubblicato numerosi articoli e volumi su argomenti del suo settore di analisi. Questo in sintesi, molto in sintesi, il curriculum con cui Giuseppe Costa si presenta ancora ai suoi lettori ed ai suoi studenti con due preziosi volumi: Parole attorno ai media, saggi cronache provocazioni è un'opera di alto spessore, con un approccio didattico ed educativo, che raccoglie testi riguardanti la comunicazione massmediale. Il lungo testo di apertura, "Brevi cenni di storia sui media", risulta indispensabile per la ricchezza e l'accuratezza delle informazioni e soprattutto perché dimostra la possibilità concreta di operare una prima diacronia sull'evolversi e lo sviluppo dei mezzi di informazione di massa. Visto proprio la particolare formazione di don Giuseppe Costa, questo libro contiene continui confronti e rimandi tra il mondo italiano e quello anglosassone soprattutto statunitense. Tra i capitoli tutti interessanti, molti dei quali utilizzabili direttamente in prospettiva didattica, segnalo "Il giornale in classe. Problemi e prospettive", "L'approccio didattico ai beni culturali", "Un sintetico approccio alla comunicazione", "La stampa giovanile tra consumismo e pedagogismo". Il volume che si apre con una prefazione di Angelo Paoluzi docente di giornalismo alla LUNSA di Roma, contiene i contributi di circa due anni di lavoro mirato a analizzare o a scandagliare il mondo della notizia spesso sollevando il velo davanti a pregiudizi o falsi miti, come nel caso della spettacolarizzazione della notizia o ancora peggio dell'uso distorto dell'infanzia per creare audience. Leggendo Parole attorno ai media di don Giuseppe Costa ci si accorge come il mondo dell'informazione massmediatica manipoli e interferisca sulla formazione della personalità soprattutto dei giovani, e compito dei docenti di giornalismo veri come don Costa, è anche quello di fornire mezzi e metodi per leggere criticamente dietro ogni notizia.
In particolare ai giovani è indirizzato il secondo volume di don Giuseppe Costa di cui ci occupiamo: Giovani oggi raccoglie una lunga ricerca condotta su un campione giovanile molto variegato la cui caratteristica comune può essere quella dell'inurbamento e del pericolo di soggezione alla cultura consumistica. Lo studio non a caso termina con due domande: I giovani, chi? e Verso una conclusione?. Infatti questo volumetto si presenta come un work in progress, poiché la cosiddetta categoria giovanile è in continua evoluzione e le stesse categorie temporali accreditate fino a ieri, saltano repentinamente in seguito all'accelerazione che lo sviluppo anche tecnologico del mondo delle comunicazioni oggi produce. Il libro è arricchito da una illuminante postfazione di Riccardo Tonelli che chiama "provocazioni" i paragrafi del suo intervento che, coraggiosamente, indica i motivi per cui si può proporre la vita cristiana ai giovani di questo tempo.
Giuseppe Costa , Parole attorno ai media, saggi cronache e provocazioni, Salvatore Sciascia editore, Roma-Caltanisetta, 2002, pagg. 265, euro14,00.
Giuseppe Costa, Giovani oggi, Centro studi Cammarata, Edizioni Lussografica, Caltanisetta, 2002, pagg. 64, euro 6,50.
Ogni poeta desidera comporre un libro in cui racchiudere espressioni stilistiche compiute ed insieme lusinghieri giudizi critici da parte di critici non benevoli. Una sorta di antologia aperta, opera omnia non ancora conclusa ma già avviata ad una formalizzazione il cui prestigio è attestato dalla stessa successione poetica. Credo che questo sia ampiamente riuscito a Biagio Arixi, nato a Villasor in provincia di Cagliari nel 1943, che da oltre vent'anni vive e lavora a Roma. Arixi è nella schiera degli scrittori sardi che sono emersi soprattutto al di fuori dell'isola convalidando la dura legge che pare isoli ancor di più gli intellettuali sardi e li costringa ad una quasi forzata emigrazione. Ma come la tipologia di scrittori a cui Biagio Arixi appartiene, dalla gloriosa Grazia Deledda al nostro vicino Marcello Fois, anche il poeta sardo-romano ha dato il tributo del proprio ricordo e della propria nostalgia all'isola di Sardegna pubblicando nel 1984 un "omaggio" alla Sardegna con la libera traduzione del grande scrittore in lingua sarda Peppino Mereu. Cayba d'amor si presenta fin dalla copertina come un libro miscellaneo di poesie scelte dalle sillogi pubblicate dal 1978 (Amore: sale quotidiano) fino alle inedite del 2000. Un'appendice critica, riportata nel frontespizio, annoverai nomi di Guadalberto Alvino, Dario Bellezza, Alberto Bevilacqua, Milena Milani, Renato Minore, Antonio Porta, Maria Luisa Spaziani.
Il lettore accede a questi giudizi critici fortunatamente dopo avere letto le poesie e avervi trovato da solo un filo conduttore, un tratto accomunante col passare degli anni. Le poesie di Biagio Arixi dicono io in una altalena di gioie e dolori quotidianizzata con il rapporto d'amore che, prima ancora di fisico e un sentimento coinvolgente a livello psicologico. I tratti esteriori in cui collocare poesie e attori sono a volte volutamente generici, a volte, per chi conosca Roma, rimandano a luoghi di angosce notturne della capitale. "Sapevo solo scrivere d'amore, / sentimento ossessivo, intimo / e privato. Pareva che nient'altro / avessi più da dire. Invece, la vita / ha voluto aprirmi una polla di dolore…" così recita una poesia di "Piacevole punizione" del 1989 da cui si evince la consapevolezza del monotema delle proprie poesie ed insieme lo sviluppo e la trasformazione di esso in un sentimento più globale che interessa l'intera esistenza. Pur nella trasformazione ed evoluzione tematica la lingua poetica di Biagio Arixi resta, quasi per miracolo, sempre uguale a se stessa: pura e cristallina, trasparente, non allusiva ma senza traccia alcuna di sfrontatezza.
Biagio Arixi, Cayba d'amor, poesie scelte, Edizioni del leone, Venezia, 2001, pagg. 212, euro 9,30.
Con la consueta prosa asciutta e coinvolgente insieme Dacia Maraini ci regala un libro che sarà sicuramente un altro successo della sua già fortunatissima carriera di scrittrice. Come avverte il sottotitolo, La nave per Kobe, parte dai viali giapponesi della madre di Dacia Maraini, Topazia Alliata, per poi avventurarsi nel viaggio della vita che conduce Dacia dal Giappone all'Italia ma anche in Africa e in India con Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini. Già in Bagheria la Maraini aveva delineato tratti materni presentandola come sostanzialmente "altra" rispetto alle consuetudini siciliane, lei donna emancipata che portava i pantaloni come gli uomini! La scoperta dei diari che Topazia ha tenuto durante gli anni trascorsi in Giappone, dal 1938 fino all'inasprirsi del secondo conflitto mondiale, danno l'opportunità a Dacia Maraini di riguadagnare completamente il rapporto con la madre e per una scrittrice farlo emergere con le parole è la maniera più viva e veritiera. Tutti noi lettori della Maraini conosciamo la fascinazione che il padre Fosco famosissimo iamatologo ha esercitato sulla figlia. Quasi per destino segnato la madre Topazia è rimasta nell'ombra nel ricordo di Dacia fanciulla. Con questo La nave per Kobe riemerge invece una figura straordinaria di donna che nel lungo viaggio per mare verso la città di Kobe, nella vita di tutti i giorni accanto alle figlie Dacia Yuchi e Toni dimostra di essere non soltanto una donna singolare ma soprattutto una madre presente e disponibile pur nella oggettiva difficoltà logistica e storica. La nave per Kobe coglie un segno dei tempi di questo nostro inizio di millennio in cui significativamente molte scrittrici paiono spinte dalla volontà di fare i conti col proprio passato e soprattutto con la propria madre. Il libro è arricchito in appendice dalla riproduzione fedele dei diari giapponesi di Topazia Alliata Maraini (dal 31 ottobre 1938 al 30 giugno 1939 e 1939-1941). Abbiamo così il leggero brivido di vedere direttamente la calligrafia di Topazia insieme alle foto che la ritraggono con le figlie ed il marito in un'ambientazione giapponese che segnò la vita anche alla figlia Dacia. La pubblicazione in appendice di questo materiale iconografico ci offre anche l'inusitato piacere del confronto tra rivisitazione letteraria e memoriale così come appare nel testo di Dacia Maraini e le vere tracce storiche, personali, un po' consumate dal tempo ma ancora vivide nella memoria dei diari ritrovati di Topazia Alliata, che diventa così un'altra protagonista del nostro Novecento.
Dacia Maraini, La nave per Kobe, diari giapponesi di mia madre, Rizzoli, Milano, 2001, pagg. 260, euro 15,49.
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