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Un ambiente
favorevole per lo sviluppo endogeno dell’economia locale strategia vincente
per una piccola media impresa
Immacolata Pannone
Ministero degli
Affari Esteri
Direzione Generale
per la Promozione e Cooperazione Culturale
Nicola Sasanelli
Tecnopolis CSATA
Novus Ortus
Da uno studio
di Herman Simon effettuato su un campione di aziende di piccole e medie
dimensioni è emerso che il principale fattore per un leader di settore
e’ l’innovazione, in particolare, tecnologica che scaturisce da una continuo
interazione con il cliente.
In un mercato
globale, l’innovazione costituisce l’arma decisiva per le aziende produttrici
essendo l’unica strada percorribile per respingere la concorrenza dei paesi
emergenti. Il processo di innovazione all’interno di una azienda consente,
in prima analisi, di soddisfare le esigenze dei clienti ed è infatti
il cliente finale che suggerisce all’impresa produttrice l’idea del prodotto
innovato. L’innovazione solitamente è un processo continuo che si
perpetua nell’azienda con il coinvolgimento del cliente (definizione delle
specifiche del prodotto) e dei centri di ricerca (trasferimento tecnologico,
ricerca di base che si trasforma in ricerca applicata).
Solitamente
la struttura di ricerca e sviluppo esistente nelle Pmi è molto semplice
e flessibile, sono spesso gruppi di ricerca molto piccoli che lavorano
correndo il rischio di creare dei prototipi e dei processi da assoggettare
a sequenze di tentativi ed errori. Purtroppo la ricerca applicata, in Italia
in modo particolare, deve fare ancora grossi passi in avanti: occorre infatti
che la relazione oggi esistente tra l’industria ed i centri di ricerca
si trasformi da occasionale e sporadica in un rapporto di tipo strutturale
e sistematico. Il mutuo scambio di esperienza tra i due attori porta, senza
ombra di dubbio, ad una crescita di know how tecnologico dell’azienda ma
nello stesso tempo tende ad indirizzare parte della ricerca del mondo accademico
verso temi concreti, con grande ricaduta sul territorio. Il rapporto strutturale
e sistematico implica che l’azienda apra una finestra sull’Università
(attraverso finanziamenti di borse di studio, dottorati di ricerca, stage
etc.) e che l’Università sia più attenta alle esigenze delle
aziende, orientando, per esempio, i propri piani di studio verso specifiche
esigenze del territorio circostante salvaguardando sempre una forte formazione
di base.
Ultimamente
in Italia sembra partita a pieno ritmo la macchina dei finanziamenti pubblici
alle imprese produttrici, ed è indispensabile per una azienda vincente,
essere sempre molto attenta e ben informata sulle novità legislative
per poter tempestivamente cogliere tali opportunità, presentando
proposte di finanziamento per le proprie idee di innovazione. Oggi, oltre
alle note leggi di finanziamento, 317 del 1991, 46 del 1982 e così
via, la 488 del 1992, sta riscuotendo un successo strepitoso per la rapidità
con cui vengono valutate le proposte e per i tempi di erogazione.
Forza determinante
di una Pmi vincente è l’interazione con il cliente, infatti innovazione
tecnologica ed orientamento al mercato devono procedere di pari passo.
All’azienda non è richiesto di essere tipicamente “market driven”
o “technology driven”, ma il successo è determinato proprio dal
coniugare questi due aspetti. In altri termini la strategia vincente è
quella di provvedere esattamente all’innovazione che soddisfa il cliente
e lo renda fedele, accompagnandola con tutti i servizi ausiliari necessari.
L’importanza dell’innovazione e la tecnologia orientata al cliente, sono
due elementi che si prestano a tradursi in iniziative di politica economica,
non dimenticando però che l’ambiente in cui le imprese si sviluppano
è fortemente influenzato dagli sforzi dei singoli imprenditori e
manager nel generare buoni risultati.
La PMI in Italia
assume, a differenza degli altri Paesi Europei ed extra Europei, una valenza
straordinaria poiche’ rappresenta il 92% del tessuto produttivo ed il 70%
del fatturato nazionale. Ma ancor piu’ straordinario per una PMI o per
un distretto di PMI e’ la capacita’ di essere parte integrante del territorio
locale ed in esso ben radicato nel pieno rispetto socio-culturale del territorio
stesso. Ed e’ in particolare in tale contesto che il sistema della
ricerca pubblica deve operare in modo efficiente.
Fino ad oggi,
purtroppo, dobbiamo rilevare che la spesa pubblica nazionale per la ricerca
e’ di circa 22.000 miliardi di Lire all’anno (circa 1,03 % del nostro Prodotto
Interno Lordo di cui il 55% destinato alle imprese) poco se ci si confronta
con quanto spendono i Governi Americano, Coreano e Giapponese (rispettivamente
2,6%, 2,7%, 2,9% del PIL) o, per non andare troppo lontani, con quanto
spende la Francia, la Germania ed l’Inghilterra (ciascuno circa il
2,3% del PIL).
In particolare,
per quanto riguarda la ricerca applicata, la carenza nazionale la osserviamo
anche dal numero di brevetti Italiani rilasciati dall’Ufficio Europeo (EPO
European Patent Office), infatti nel periodo 1990-1995 sono stati rilasciati
1.260 brevetti ovvero il 3% della totalita’, ancora una volta dato irrilevante
se confrontato con gli Amercicani (10.305 brevetti acquisiti ovvero il
24,8%) o la Germania (con 21,1 %) o la Francia (con 8,3%).
E’ importante
assistere all’attuale processo di trasformazione del Sistema Nazionale
della Ricerca Scientifica e Tecnologica, iniziato con il DL n. 204 del
4/6/98 e successive DL relativi al riordino dei principali Enti Pubblici
di Ricerca (CNR, ENEA, ASI etc.) ed oggi, oseremo dire concluso nella fase
di programmazione, con la presentazione del nuovo Piano Nazionale della
Ricerca e l’approvazione da parte del CIPE del documento ”indirizzi
e priorita’ strategiche per gli interventi a favore della ricerca scientifica
e tecnologica”. In quest’ultimo documento e’ previsto un aumento della
spesa pubblica in ricerca, per il prossimo esercizio finanziario del 2001,
di 4 mila miliardi di Lire. Obiettivo del nostro Ministro dell’Universita’
e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e’ raggiungere, nel piu’ breve
tempo possibile, gli standard europei ovvero raddoppiare in cinque anni
la spesa pubblica per la ricerca, passando dall’attuale 1% del PIL al 1,9%
(circa 40.000 miliardi di Lire per anno), e raddoppiando anche il numero
dei ricercatori raggiungendo le 150mila unita’ rispetto alle attuali 75mila.
Il trasferimento
tecnologico dai centri di ricerca alle piccole e medie imprese, e’ oggi,
e soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, un processo non strutturato
e non sistematico. La differenza di mentalita’ e di cultura fra il mondo
accademico, istituzionalmente spinto verso la ricerca di base, ed il mondo
imprenditoriale, alle prese con il “time to market” del prodotto innovativo,
e’ ancora oggi il principale problema di comunicazione fra i due soggetti.
I parchi scientifici
svolgono sul territorio un importante ruolo di sviluppo endogeno locale.
Sono promotori e diffussori della cultura dell’innovazione di processo
e di prodotto esprimendo le esigenze di gruppi d’impresa al governo locale,
nazionale e comunitario e promuovendo progetti comuni ed azioni tese a
favorire lo sviluppo economico locale (patti territoriali, corsi di formazione
post laurea, manifestazioni internazionali etc). Essi assistono le
imprese nella fase propositiva dei progetti d’innovazione, promuovendo
la collaborazione con centri di eccellenza (accademici, pubblici e privati)
e stimolando nuove imprese, soprattutto fra i giovani laureati, astistendoli
nell’analisi di mercato e successivo business plan.
In questa fase
di grande riforma del Sistema Nazionale della Ricerca, i Parchi Scientifici
e Tecnologici, quasi tutti societa’ private senza fine di lucro,
rappresentano un patrimonio nazionale indispensabile in questo momento
e da salvaguardare e valorizzare per il futuro.
Oggi l’innovazione
tecnologica è indispensabile per garantire la competitività
dei prodotti sul mercato globale e per difendersi dall’attacco dei paesi
emergenti che a costi più bassi riescono già a produrre con
i livelli di prestazione correnti. Costituisce, pertanto, un’opportunità
irrinunciabile per le PMI il ricorso ai Parchi S&T, Centri gia’ presenti
consolidati sul territorio, che consentono un’assistenza al processo d’innovazione
aziendale e all’accesso ai diversi programmi di finanziamento a sostegno
dell’innovazione nelle aziende.
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