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IL PRIMO
FORUM DELLE DONNE
DEL MEDITERRANEO
PER LA PACE
di Elisa Lucchesini
Rodi- Nasce
a Rodi il Museo di arte moderna e la Casa per le artiste del
Mediterraneo. Lo hanno promesso formalmente il Prefetto del Dodecaneso
ed il Sindaco di Rodi davanti all’assemblea delle oltre trecento donne
artiste- pittrici, scultrici, registe, documentariste, scrittrici, saggiste-
riunite a Rodi dal 7 al 9 settembre, provenienti da oltre 20 Paesi
del Mediterraneo per dare vita al primo Forum del F.A.M, Femme art Mediterranee,
network costituito sotto gli auspici dell’UNESCO, nell’anno internazionale
per la pace.
Nello splendido
scenario del Palazzo del Maestro dei cavalieri di Rodi, fortificazione
dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità, il cui restauro
è avvenuto anche grazie al lavoro di molte donne architette ed ingegnere,
per tre giorni si è dato vita ad un intenso dibattito volto a focalizzare
i caratteri di una comune identità mediterranea senza però
nascondere i punti di conflitto e le tensioni tuttora esistenti come, per
esempio, a Cipro divisa a metà tra Grecia e Turchia, in Palestina,
nel Libano, nell’Algeria, in Turchia.
L’arte delle
donne può contribuire ad una cultura della pace pur senza tradire
queste differenze che sono ricchezza se vengono riconosciute come tali.
Con questa certezza si sono aperte le giornate del Forum, seguite con attenzione
dalle massime autorità della Grecia, presenti tre ministri: quello
degli Interni una splendida Vasso Papandreu,
il ministro
della cultura Theodoros Pangalos e delle pari opportunità Efi MPekon.
Rodi, luogo
simbolico in quanto teatro di lotte terribili, nel passato, tra monaci
guerrieri e cosiddetti infedeli, oggi lancia nel bacino del Mediterraneo
un segnale forte di possibile lettura del reale conflittuale attraverso
il punto di vista delle donne artiste impegnate a cercare il comune denominatore
dell’essere mediterranei piuttosto che ribadire le lacerazioni aperte da
una storia fatta sempre da uomini.
Oltre che alle
radici di un Mediterraneo cristiano, si deve guardare ancora più
lontano, come sottolineato da Neria De Giovanni rappresentante dell’Italia
con una relazione molto applaudita e condivisa: le sponde del Mediterraneo
hanno conosciuto il fiorire della civiltà matriarcale collegata
all’archetipo sacro- antropologico della Grande Madre, da Astarte a Iside,
a Afrodite. La simbologia femminile persiste ancora oggi anche se spesso
non riconosciuta: così è per la falce di luna che svetta
sulla alte bandiere dell’Islam e nella iconografia mariana del cristianesimo,
Astarte come Astro che brilla nella bandiera mussulmana e in quella europea.
Recuperando le origini antropologiche e cultuali che contraddistinguono
il femminile mediterraneo, ha concluso la De Giovanni, si possono trovare
le ragioni di una unitarietà che invece la cultura maschile , portata
dai “popoli del mare” dominatori, ha cancellato con la violenza, dando
luogo alle divisioni che ancora oggi insanguinano il bacino del Mediterraneo.
Durante le relazioni
ed il dibattito è sembrato evidente il fatto che le artiste debbano
svolgere un ruolo quasi eroico per lottare contro il rullo compressore
della mondializzazione salvando le specificità di ogni singolo Paese
mediterraneo senza che questo causi conflittualità, consapevoli
che ogni Paese sopravviverà se sopravviveranno le sue tradizioni
culturali.
Il Forum è
stato presieduto da Ingeborg Breines, presidente del programma
UNESCO
“ Donna e cultura
della pace” che nello sviluppo economico, nel rispetto dei diritti umani,
nell’eguaglianza, nelle azioni per la sicurezza, vede condensati
i presupposti della cultura della pace.
Come spesso
succede per le parole delle donne, anche il discorso della Breines
è stato particolarmente efficace quando è diventato racconto
; infatti lei, di origine norvegese, ha narrato una storia della
sua terra : una pescatrice aveva smesso di pescare, perché era occupata
a salvare gli uomini che cadevano in mare. Un giorno le dissero che in
mare non c’erano più uomini e quindi poteva riprendere a pescare
pesci ma lei rispose che sarebbe andata con la barca controcorrente
per vedere chi avesse gettato in mare gli uomini che lei aveva salvato.
Con questa metafora la presidente UNESCO ha ricordato che la determinazione
a lottare per aiutare gli altri è propria delle donne di ogni paese,
ad ogni latitudine!
Parallelamente
alle relazioni ed alle discussioni del Forum, nei palazzi medievali che
si affacciano lungo la via dei cavalieri, sono stati allestiti atelier
e mostre delle opere delle artiste presenti: fotografe, quadri, sculture
e proiezione di video delle registe e documentariste con il comune linguaggio
della concretezza. La fotografa Laurence Deanna ha dichiarato apertamente
che le donne devono abbracciare la via della disobbedienza, per rifiutarsi
di usare il linguaggio astratto contro la guerra e parlare invece di casi
concreti, come testimonia il suo libro di foto, rifiutato da molti editori
perché troppo crudo e forse perché le donne che lottano per
la pace interessano meno di quelle sulla guerra degli uomini! Le
foto, esposte a Rodi, sono state pubblicato dall’UNESCO, e rappresentano
donne israeliane e palestinesi che si sono opposte alla guerra tra i loro
due popoli.
Anche il silenzio
delle donne va interpretato ma spesso ad approfondire il loro isolamento
contribuisce la lingua stessa . Come ha infatti sottolineato la tunisina
Serena Bouraoui, presidente del Centro arabo della donna , il mondo arabo
non traduce le sue parole ed alla incomunicabilità anche tra i Paesi
del Mediterraneo si aggiunge l’effettivo disagio degli spostamenti fisici:
“ vorrei viaggiare almeno nel Mediterraneo senza bisogno di passaporto”
ha concluso simbolicamente la Bouraoui.
Le difficoltà
logistiche non sono solo quelle del Mediterraneo orientale, infatti,
come ha sottolineato la brava ed efficiente Aliki Moschis- Gaughet, presidente
internazionale del FAM, le due rappresentati della Bosnia non sono arrivate
a Rodi e non hanno neppure fatto sapere perché sono state trattenute
in Patria.
Relazioni al
mattino e workshop pomeridiani suddivisi per disciplina artistica, hanno
dato ricchezza di contenuti al Forum , in particolare per le numerose proposte
dei laboratori e degli atelier. Ricordiamo: una mostra di donne fotografe
del Mediterraneo, un sito WEB, serie di film collettivi , di 3 minuti per
Paese, da proporre alle emittenti nazionali; un Parco della pace delle
donne del Mediterraneo; aprire gli atelier di video non soltanto alle documentariste
ma anche alle registe di fiction; pubblicare un repertorio di scrittrici
del mediterraneo insieme alla storia letteraria delle donne dei diversi
Paesi che hanno operato per la pace.
A conclusione
le elezioni formali , da parte dell’assemblea, delle coordinatrici
nazionali e delle diverse aree geografiche del network FAM.
Per la Grecia
è stata eletta Aliki Moschis, organizzatrice e regista del Forum,
riconfermata anche Presidente Internazionale FAM.
Per l’Italia
è stata eletta la scrittrice sarda Neria De Giovanni, Vicepresidente
dell’Associazione Internazionale dei Critici letterari, affiliata all’UNESCO;
direttora della rivista di cultura SALPARE, ideatrice e conduttrice del
Premio Nazionale Alghero Donna di letteratura e giornalismo.
La stessa De
Giovanni è stata eletta anche coordinatrice per l’Europa Mediterranea
(Francia, Spagna, Portogallo).
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