Novembre 2000
 
IL PRIMO FORUM DELLE DONNE
DEL MEDITERRANEO PER LA PACE
 

di Elisa Lucchesini

Rodi-  Nasce a Rodi il  Museo di arte moderna e la  Casa per le artiste del Mediterraneo. Lo hanno promesso formalmente il Prefetto del Dodecaneso ed il Sindaco di Rodi davanti all’assemblea delle oltre trecento donne artiste- pittrici, scultrici, registe, documentariste, scrittrici, saggiste- riunite a Rodi  dal 7 al 9 settembre, provenienti da oltre 20 Paesi del Mediterraneo per dare vita al primo Forum del F.A.M, Femme art Mediterranee, network costituito sotto gli auspici dell’UNESCO, nell’anno internazionale per la pace. 
Nello splendido scenario del Palazzo del Maestro dei cavalieri di Rodi, fortificazione dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità, il cui restauro è avvenuto anche grazie al lavoro di molte donne architette ed ingegnere, per tre giorni si è dato vita ad un intenso dibattito volto a focalizzare i caratteri di una comune identità mediterranea senza però nascondere i punti di conflitto e le tensioni tuttora esistenti come, per esempio, a Cipro divisa a metà tra Grecia e Turchia, in Palestina, nel Libano, nell’Algeria, in Turchia.
L’arte delle donne può contribuire ad una cultura della pace pur senza tradire queste differenze che sono ricchezza se vengono riconosciute come tali. Con questa certezza si sono aperte le giornate del Forum, seguite con attenzione dalle massime autorità della Grecia, presenti tre ministri: quello degli Interni  una splendida Vasso Papandreu, 
il ministro della cultura Theodoros Pangalos e delle pari opportunità Efi MPekon.
Rodi, luogo simbolico in quanto teatro di lotte terribili, nel passato,  tra monaci guerrieri e cosiddetti infedeli, oggi lancia nel bacino del Mediterraneo un segnale forte di possibile lettura del reale conflittuale attraverso il punto di vista delle donne artiste impegnate a cercare il comune denominatore dell’essere mediterranei piuttosto che ribadire le lacerazioni aperte da una storia fatta  sempre da uomini.
Oltre che alle radici di un Mediterraneo cristiano, si deve guardare ancora più lontano, come sottolineato da Neria De Giovanni  rappresentante dell’Italia con una relazione molto applaudita e condivisa: le sponde del Mediterraneo hanno conosciuto il fiorire della civiltà matriarcale collegata all’archetipo sacro- antropologico della Grande Madre, da Astarte a Iside, a Afrodite. La simbologia femminile persiste ancora oggi anche se spesso non riconosciuta: così è per la falce di luna che svetta sulla alte bandiere dell’Islam e nella iconografia mariana del cristianesimo, Astarte come Astro che brilla nella bandiera mussulmana e in quella europea.  Recuperando le origini antropologiche e cultuali che contraddistinguono il femminile mediterraneo, ha concluso la De Giovanni, si possono trovare le ragioni di una unitarietà che invece la cultura maschile , portata dai “popoli del mare” dominatori, ha cancellato con la violenza, dando luogo alle divisioni che ancora oggi insanguinano il bacino del Mediterraneo. 
Durante le relazioni ed il dibattito è sembrato evidente il fatto che le artiste debbano svolgere un ruolo quasi eroico per lottare contro il rullo compressore della mondializzazione salvando le specificità di ogni singolo Paese mediterraneo senza che questo causi conflittualità, consapevoli che ogni Paese sopravviverà se sopravviveranno le sue tradizioni culturali. 
Il Forum è stato presieduto da Ingeborg  Breines,  presidente del programma UNESCO 
“ Donna e cultura della pace” che nello sviluppo economico, nel rispetto dei diritti umani, nell’eguaglianza, nelle azioni per la sicurezza, vede  condensati i presupposti della cultura della pace.
Come spesso succede  per le parole delle donne, anche il discorso della Breines è stato particolarmente efficace quando è diventato racconto ; infatti lei, di origine norvegese, ha narrato una storia  della sua terra : una pescatrice aveva smesso di pescare, perché era occupata a salvare gli uomini che cadevano in mare. Un giorno le dissero che in mare non c’erano più uomini e quindi poteva riprendere a pescare pesci ma lei rispose che sarebbe andata  con la barca controcorrente per vedere chi avesse gettato in mare gli uomini che lei aveva salvato. Con questa metafora la presidente UNESCO ha ricordato che la determinazione a lottare per aiutare gli altri è propria delle donne di ogni paese, ad ogni latitudine!
Parallelamente alle relazioni ed alle discussioni del Forum, nei palazzi medievali che si affacciano lungo la via dei cavalieri, sono stati allestiti atelier e mostre delle opere delle artiste presenti: fotografe, quadri, sculture e proiezione di video delle registe e documentariste con il comune linguaggio della concretezza. La fotografa Laurence Deanna ha dichiarato apertamente che le donne devono abbracciare la via della disobbedienza, per rifiutarsi di usare il linguaggio astratto contro la guerra e parlare invece di casi concreti, come testimonia il suo libro di foto, rifiutato da molti editori perché troppo crudo e forse perché le donne che lottano per la pace interessano meno di quelle sulla guerra degli uomini!  Le foto, esposte a Rodi, sono state pubblicato dall’UNESCO, e rappresentano donne israeliane e palestinesi che si sono opposte alla guerra tra i loro due popoli.
Anche il silenzio delle donne va interpretato ma spesso ad approfondire il loro isolamento contribuisce la lingua stessa . Come ha infatti sottolineato la tunisina Serena Bouraoui, presidente del Centro arabo della donna , il mondo arabo non traduce le sue parole ed alla incomunicabilità anche tra i Paesi del Mediterraneo si aggiunge l’effettivo disagio degli spostamenti fisici: “ vorrei viaggiare almeno nel Mediterraneo senza bisogno di passaporto”  ha concluso simbolicamente la Bouraoui.
Le difficoltà logistiche non sono solo quelle del Mediterraneo orientale, infatti,  come ha sottolineato la brava ed efficiente Aliki Moschis- Gaughet, presidente internazionale del FAM, le due rappresentati della Bosnia non sono arrivate a Rodi e non hanno neppure fatto sapere perché sono state trattenute in Patria. 
Relazioni al mattino e workshop pomeridiani suddivisi per disciplina artistica, hanno dato ricchezza di contenuti al Forum , in particolare per le numerose proposte dei laboratori e degli atelier.  Ricordiamo: una mostra di donne fotografe del Mediterraneo, un sito WEB, serie di film collettivi , di 3 minuti per Paese, da proporre alle emittenti nazionali; un Parco della pace delle donne del Mediterraneo; aprire gli atelier di video non soltanto alle documentariste ma anche alle registe di fiction; pubblicare un repertorio di scrittrici del mediterraneo insieme alla storia letteraria delle donne dei diversi Paesi che hanno operato per la pace. 
A conclusione le elezioni formali  , da parte dell’assemblea,  delle coordinatrici nazionali e delle diverse aree geografiche del network FAM. 
Per la Grecia è stata eletta Aliki Moschis, organizzatrice e regista del Forum,  riconfermata anche Presidente Internazionale FAM. 
Per l’Italia è stata eletta la scrittrice sarda Neria De Giovanni, Vicepresidente dell’Associazione Internazionale dei Critici letterari, affiliata all’UNESCO; direttora della rivista di cultura SALPARE, ideatrice e conduttrice del Premio Nazionale Alghero Donna di letteratura e giornalismo. 
La stessa De Giovanni è stata eletta anche coordinatrice per l’Europa Mediterranea (Francia, Spagna, Portogallo).